Il Grand Tour dalla Germania verso l’Italia – Oggi e nel passato

Intervista a Maria Gazzetti, direttrice della Casa di Goethe
di Claudio Carlucci, Jeannette Franke e Erica Iacobelli. Foto di Erica Iacobelli
Maria Gazzetti, direttrice della Casa di Goethe a Roma, ha una missione: rinforzare costantemente lo scambio culturale tra Italia e Germania. Dopo aver trascorso diversi anni in Germania, tra Monaco e Francoforte –in quest’ultima fu responsabile della Frankfurter Literaturhaus per 15 anni – decide di tornare nel suo Paese natale e di portare con sé tutti gli attrezzi necessari alla costruzione di ponti culturali tra l’Italia e la Germania.
Sono le 16 di una soleggiata giornata romana e non sembra neppure gennaio. A pochi passi da piazza del Popolo, lungo via del Corso al civico 18, le bandiere rosse al secondo piano segnalano le stanze dove soggiornò lo scrittore tedesco, autore di “Viaggio in Italia”, Johann Wolfgang von Goethe (1749–1832), durante il suo viaggio nello Stivale, dal 1786 al 1788, insieme a Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, il pittore amico, e altri artisti tedeschi.
La Casa di Goethe è un luogo pieno di ricordi. Fondato nel 1997, è attualmente capitanato da Maria Gazzetti. Dal 1997 può definirsi a tutti gli effetti l’unico museo tedesco all’estero. Lo sguardo del più famoso poeta tedesco ha spaziato dalle finestre del prestigioso Palazzo e ancora oggi, dal portone principale, si ha quasi l’impressione che il poeta, raffigurato disteso nella campagna romana, si stia beando delle bellezze di Roma.
In una stanza colma di libri, fotografie e un grande tavolo da cui prende alcuni futuri progetti, la direttrice ci accoglie nel suo improvvisato salottino per raccontarci il suo viaggio culturale da Francoforte all’Italia e in particolare a Roma. Il libro “Viaggio in Italia” di Goethe è alla base del discorso che si delinea come un fluire di parole che rimandano alla Germania e, come un’onda, si muovono in avanti verso l’Italia. Un’Italia che è per i tedeschi il paese della Sehnsucht e Goethe resta colui che per primo ne ha ben osservato il carattere delle persone e la bellezza del nostro Paese.
Goethe arriva in Italia sotto pseudonimo perché allora in Germania rivestiva la carica di Ministro. Solo così riesce a girare indisturbato per le città e tra le persone, divenendo egli stesso un’unità culturale della nazione e delle nazioni. Il suo libro diverrà una sorta di Guida Universale per visitare luoghi e persone conoscendo usi e costumi di un paese così amato.
Come nasce l’idea della Casa di Goethe?
La Casa di Goethe nasce con l’intento di far conoscere Goethe, la sua anima europea, e la nostalgia per l’Italia. Permettendo anche a chi è italiano di rivedersi attraverso gli occhi di chi è rimasto estasiato dai luoghi dell’Italia, di vedere sotto un’altra prospettiva alcuni aspetti sconosciuti, se così possiamo dire, del suo essere italiano. Ne è un esempio il tipico atteggiamento della gestualità.
E come far nascere, invece, la curiosità di avvicinarsi sempre di più al poeta tedesco, anima inquieta tra gli artisti del suo tempo? Come “trasferire” in Italia quel carattere così dinamico, curioso e contemporaneo, in una città come Roma così ricca di storia e di bellezza che non lascia però molto spazio al mutamento, alla velocità, al fare?
Nonostante la ricchezza insita in questo ricordo culturale, poterlo conservare e trasmetterlo tramite un progetto non è stata impresa facile. Per l’esistenza di questa realtà si è dovuto lottare molto; ed in passato è stata affrontata la discussione inerente il tema “Non c’è posto per Goethe a Roma”; il cancelliere Helmut Kohl ha appoggiato e sostenuto il progetto della Casa di Goethe, riuscendo a conservare e a trasmettere a portata internazionale il ricordo.
Come si presenta il museo Casa di Goethe, e che cosa si può aspettare il visitatore?
Abbiamo le mostre temporanee, che stuzzicano la curiosità del visitatore, sovrapponendo il classico al contemporaneo, in uno scambio culturale italo-tedesco. E questo per rispondere meglio anche alla domanda su come stimolare la curiosità del visitatore. Poi abbiamo la mostra permanente suddivisa su cinque stanze, dedicata al viaggio in Italia del poeta, alla sua vita e alla sua attività di scrittore a Roma, il tutto corredato da disegni e grafici. Inoltre verso la fine del percorso potete abbandonarvi alla lettura di qualche testo della nostra Biblioteca specializzata su Goethe e della biblioteca storica e archivio degli artisti tedeschi a Roma. Per finire vorrei citarvi l’ultima colonna portante del nostro spazio culturale, la preziosa collaborazione della Borsa di Studio della Casa di Goethe.
È in corso attualmente la mostra “COSTELLAZIONE2 – Beuys: Viaggi in Italia. Recuperi di storie tedesche girando per Roma”. Che cosa hanno in comune Goethe e Joseph Beuys (1921–1986), pittore, scultore e artista di performance conosciuto per le sue opere, spesso provocatorie?
La commemorazione di Beuys si spiega con il suo legame con l’Italia, non meno forte di quello che aveva Goethe. Ed un dettaglio fondamentale in riferimento a quanto sostengo era l’aver sempre in tasca con sé, durante il viaggio, il libro Viaggio in Italia. Posso dirvi che dalla sua prima esperienza come soldato, l’Italia diviene per Beuys, luogo di condivisione. Fra gesti arcaici di ospitalità, Beuys cercava, e trovava, la creatività nei momenti di comunicazione. Sembrerebbe rimandare alla sorprendente capacità comunicativa che ritroviamo nei pensieri di Goethe, quando allude all’atto del gesticolare; del comunicare ogni cosa attraverso i gesti del parlato, tipico non solo della gente italiana, che egli adora osservare e descrivere, ma anche del poeta stesso, che vede in tal gesto un atto di profonda condivisione.
Il tema della condivisone ha un ruolo importante e rientra anche nelle iniziative che la Casa di Goethe mette in gioco grazie a lei. E nonostante Roma sia piena di istituti culturali, che contribuiscono al cosmopolitismo della città, gli stessi vengono ancora troppo poco rappresentati attraverso i mezzi di comunicazione, ma la loro visibilità tende a rinforzarsi tramite canali come i social media. Un’esperienza comunicativa, se così vogliamo chiamarla, che da poco tempo sta sperimentando anche la Casa di Goethe, facendo uso anche di Instagram. Può delineare questo aspetto della condivisione, tra ieri ed oggi, se così si può dire?
I caffè di una volta, dove si passava il tempo e dove si discuteva e si filosofeggiava fino a tarda notte, purtroppo non esistono più; dunque diventa importante e necessario creare ed utilizzare altre piattaforme per raggiungere un pubblico di visitatori di ogni età e ceto sociale, e per provare ad avere a uno scambio culturale che arrivi a fondo della conoscenza; inoltre, così facendo, si può avere anche l’opportunità di conoscere cosa succede negli altri paesi; quale, ad esempio, sono i temi dei libri della Francia o della Spagna? Di che cosa si discute al livello culturale? Tale approccio mette in evidenza come il discorso, sulla e per la condivisione, non si ferma solo in ciò che è contiguo: il discorso, sulla e per la condivisione, acquisisce importanza sia a livello europeo che a livello globale.
Tornando alla città di Roma, e alla Casa di Goethe, vorremo sapere come riesce così magistralmente a rappresentare, e proporre il contemporaneo in una città così legata alla classicità. Non è impresa facile proporsi in un terreno così radicato alla tradizione.
In questo modo creo un legame, un ponte culturale, tra classicità e arte contemporanea; vi faccio un esempio: abbinare la letteratura classica alla fotografia attuale. La prossima mostra temporanea su cui stiamo lavorando e che potrete visitare nel mese di maggio è per me fonte di grande gioia, proprio perché mi consente di fondere insieme classico e contemporaneo; come? Tramite la fotografia. La mostra tratterà un’altra delle opere di Goethe: I dolori del giovane Werther, opera rivisitata e rappresentata dalle fotografie di una giovane fotografa italiana, Maria Wayne di Stefano. L’impresa non è facile, anche perché è necessario non porre l’attenzione sul delicato tema del dolore di una generazione, dolore emblematico per il Werther, ma piuttosto, cercando di fare riferimento al potere evocativo della Natura e al potenziale e alla creatività della gioventù. Vi piace per esempio questa foto? Potrebbe essere la locandina…
Maria Gazzetti è nata a Viterbo. Ha studiato storia della letteratura e
storia dell’arte a Roma e Amburgo. Dottorato di ricerca ad Amburgo. Diverse
pubblicazioni nell’ambito della letteratura e della storia dell’arte. Dal
1996 al 2010 è stata direttrice del “Literaturhaus” di Francoforte sul
Meno, dopo ha diretto la fondazione Lyrik Kabinett di Monaco in Baviera. Da
settembre è direttrice del Museo Casa di Goethe a Roma. E’ stata membro di
numerose giurie, tra cui quella del “Deutscher Buchpreis” del 2017. Da
quest’anno fa parte del comitato di selezione per i borsisti dell’Accademia
Tedesca Villa Massimo a Roma.
Museo – Biblioteca – Foyer italo-tedesco
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