Arte, cultura, comunicazione: l’Accademia romena apre le porte ai romani

Intervista a Matei Stoenescu, giovanissimo traduttore e promotore culturale presso l’Accademia di Romania. Tra difficoltà e impegno, paure e aperture: con Matei abbiamo parlato della missione dell’Istituto romeno, così come della piccola comunità di artisti, studiosi e funzionari che la abita e del rapporto con la città di Roma.
Articolo e foto di Davide Iannotta
Matei, puoi spiegarci qual è la missione di un Istituto di cultura estero? A chi è rivolta la vostra attività di promozione?
La missione dell’Istituto culturale romeno è di comunicare e promuovere la nostra cultura ai cittadini della comunità che ci ospita. È vero che la realtà di Roma e del Lazio vede una grande comunità romena stabile e c’è sempre parte del pubblico che viene a vedere l’offerta culturale del proprio Paese, ma la nostra comunicazione è rivolta principalmente agl’italiani e ai romani in particolar modo.
Il nostro si potrebbe definire un lavoro di mediazione culturale: dobbiamo adattare il discorso alla realtà del posto specifico che ci ospita. Bisogna stare attenti a differenze che vengono spesso trascurate, come, ad esempio, l’età: comunicare una mostra d’arte contemporanea a Roma è molto diverso da promuovere una conferenza di storia. Perché l’offerta culturale della città è enorme, mentre l’attenzione per l’arte contemporanea è diversa da quella che c’è a Milano, ad esempio.
Oltre ai funzionari e allo staff, l’Accademia ospita anche diversi borsisti tra architetti, storici e artisti: cosa offre loro il contatto con la città di Roma?
La durata delle borse varia a seconda del progetto formativo: quasi tutti però scelgono di restare il tempo massimo, 2 anni, perché si tratta di un’opportunità importante.
Il contatto con la città ha un grande impatto soprattutto dal punto di vista scientifico: qui i borsisti hanno accesso a risorse bibliografiche di altissimo profilo. Inoltre, possono realizzare progetti in collaborazione con Università romane, Istituti di ricerca privati, altri artisti e borsisti delle Accademie.
Le testimonianze dei nostri primi borsisti raccontano di come la loro vita personale e di studiosi sia stata radicalmente cambiata dal contatto con la città di Roma. Una crescita che gli permise di diventare i più grandi intellettuali nella storia della Romania.
Durante il loro soggiorno, i borsisti entrano in contatto anche con la metropoli, con i suoi pregi e i suoi difetti: qual è il rapporto che instaurano con il cuore pulsante della città?
Noi viviamo essenzialmente nell’Accademia di Romania, poi viviamo dentro Villa Borghese, in via Flaminia e solo alla fine a Roma, nel centro: dobbiamo superare tutti questi sbarramenti prima di arrivare alla città, mentre è chiaro che vivere in periferia sarebbe tutt’altra cosa.
Roma può fare paura: è così densa, ricca, caotica. Ti da un po’ d’ansia perché non puoi mai pensare d’aver visto abbastanza da conoscerla.
Se la vedi in questa maniera, diventa un rapporto difficile; ma se la prendi come un’opportunità continua di poter passeggiare, conoscere, imparare e vedere cose nuove allora diventa il posto più giusto in cui vivere e studiare per un lungo periodo di tempo a quest’età (intorno ai 30 anni, ndr).
Parliamo di Spazi aperti: ogni anno, per un paio di settimane, aprite tutti gli ambienti dell’Accademia a installazioni site specific dei borsisti delle altre Accademie estere. Perché e come nasce quest’iniziativa?
Spazi aperti risponde al desiderio di tutti gli artisti, gli architetti e i borsisti che incontriamo durante gli open studios. Risponde al desiderio di non sentirsi soli in questa giungla dell’arte contemporanea, delle Accademie e della città.
Inoltre, bisogna considerare che le occasioni di esporre la propria opera a Roma non sono molte. Se il tuo Istituto o la tua Accademia ha uno spazio e te lo offre, puoi mostrare il tuo lavoro, ma altrimenti è difficile.
Offrire quest’opportunità a borsisti, architetti, musicisti, artisti in un nostro spazio è motivo d’orgoglio. Molte volte poi gli artisti si conoscono in quest’occasione e realizzano progetti in collaborazione.
Tutti ci confermano che Spazi aperti è un’ottima idea… Perché siamo gli unici a farlo? Non lo so: ma spero che rimarremo tali perché siamo fieri di essere i primi ad averci pensato.
Mi sorprende il mix tra l’ansia che può generare il contatto con la città di Roma e la scelta di aprire a tutti gli spazi vitali di quella che a tutti gli effetti è casa vostra…
È la giusta reazione all’ansia: bisogna combatterla.
Il dialogo che s’instaura tra l’architettura romena, lo specifico romeno, la nostra casa e le opere di artisti tedeschi, danesi, belgi genera un discorso molto particolare, anzi unico.
Altri borsisti ci hanno raccontato, inoltre, che tra le Accademie di Valle Giulia, l’Istituto romeno è quello con maggiore varietà di ambienti: il passaggio da spazi come la biblioteca a quelli dei tunnel genera il discorso artistico di per sé, anche se non si è artisti.
Qual è il riscontro del pubblico e dei media?
Da parte del pubblico c’è molta curiosità, soprattutto per iniziative come Spazi aperti: lo scorso anno ci fu grande attenzione sia del nostro pubblico ‘affezionato’ composto da romani e romeni che da parte di una platea specializzata di curatori, galleristi e artisti, non solo di Roma. Per quanto riguarda giornali e giornalisti, invece, c’è spesso scarsa attenzione.
Dallo scorso anno abbiamo cercato di ospitare un’esposizione ogni mese e da gennaio la galleria è sempre attiva. È difficile riuscirci con uno staff così piccolo (appena 5 persone, ndr).
Promuovere arte e cultura romena, ma in generale qualsiasi cultura, non significa limitarsi a organizzare eventi ma anche e soprattutto farli conoscere.
Il sito istituzionale dell’Accademia di Romania
Il sito con tutte le info su attività culturali, mostre ed eventi